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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 16:52:52, in Lettera E, visto n. 735 volte)
Capacità di alcune strutture organiche di rispondere a stimoli di diversa natura (ad esempio elettrici, chimici, meccanici, luminosi ecc.) con modificazioni che caratterizzano il proprio stato fisico. In genere, i fenomeni dell'eccitabilità osservano la legge del "tutto o nulla": infatti esiste una soglia di eccitabilità sotto la quale il substrato non è eccitabile, mentre per stimoli più intensi di quelli liminari la risposta non varia, ossia non aumenta in proporzione all'intensità dello stimolo. Tra le strutture eccitabili rientrano il tessuto muscolare e il tessuto nervoso. In quest'ultimo la risposta a stimoli eccitatori consiste nell'insorgenza di potenziali d'azione che si propagano lungo le fibre e che passano da una fibra all'altra mediante le sinapsi. Il tessuto muscolare risponde, invece, agli stimoli eccitatori attraverso delle contrazioni. Alla base dell'eccitazione vi è un meccanismo chimico-fisico, che genera modificazioni elettriche e scambi elettrolitici a livello della membrana cellulare. L'eccitazione di un substrato biologico determina l'aumento del consumo di energia e del metabolismo cellulare; stimoli ripetuti possono pertanto provocare l'esaurimento delle riserve energetiche cellulari e l'accumulo nella cellula di materiali di rifiuto (cataboliti). Una simile condizione si accompagna a uno stato transitorio di ineccitabilità, detto "ineccitabilità da fatica", da non confondere con il fenomeno della refrattarietà, ovvero con il blocco totale o la riduzione dell'eccitabilità che avvengono fisiologicamente successivamente allo stimolo. Per effetto di stimoli troppo intensi o prolungati alcuni recettori possono diminuire la propria eccitabilità attraverso l'aumento della soglia di stimolazione; questo fenomeno è definito adattamento.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:08:05, in Lettera E, visto n. 788 volte)
Seconda fase del ciclo sessuale, che consiste nel maschio nell'erezione del pene e nella donna in quella del clitoride accompagnata dall'allargamento, allungamento e lubrificazione della vagina. Tali modificazioni anatomofunzionali nei due sessi non sono controllate dalla volontà, bensì sono regolate dal sistema nervoso autonomo. La fase dell'eccitamento sessuale può avvenire in modo ottimale solo in conseguenza di un adeguato livello di desiderio sessuale, e rappresenta la premessa indispensabile per il raggiungimento dell'orgasmo. Insieme al desiderio, stimoli fisici (olfattivi, visivi, tattili, gustativi) o psichici (fantasie, la presenza di una determinata persona, una circostanza desiderabile, e simili) hanno un'influenza sull'eccitamento sessuale potenziandolo o inibendolo con modalità del tutto soggettive e in parte diverse nei due sessi. L'inibizione dell'eccitamento sessuale è causa di disturbi sessuali quali la mancata lubrificazione nella donna e i deficit erettili nel maschio.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:17:08, in Lettera E, visto n. 746 volte)
Aumento dell'attività psicomotoria, che si manifesta attraverso agitazione motoria più o meno marcata, alterazioni del pensiero e dell'affettività. Le espressioni dell'eccitazione (che può essere di grado diverso) vanno da uno stato di irrequietezza (nel caso di forme più lievi) a un'iperattività spiccata associata a difficoltà a controllare le tensioni interne soggettive. Stati di eccitazione si possono anche riscontrare in condizioni normali in relazione a stati emotivi momentanei, ma l'eccitazione può essere un sintomo che si manifesta in diverse condizioni patologiche: stati ansiosi, schizofrenia (stereotipie, manierismi, impulsi incontrollati ecc.), stati confusionali (alcolismo, sindromi psicorganiche ecc.).
 
ECG
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:24:14, in Lettera E, visto n. 772 volte)
Sigla di elettrocardiogramma. Grafico che serve a riprodurre le variazioni elettriche che si verificano durante la contrazione cardiaca. Schematicamente è composto da tre onde positive (dirette superiormente rispetto alla linea isoelettrica di base), P, R e T, e da due onde negative Q, S (dirette inferiormente). Il tracciato elettrocardiografico ha origine con un'onda positiva P, corrispondente all'attivazione degli atri, a cui segue una breve linea che può inflettersi nell'onda negativa Q; a questa fa seguito un'altra onda R, poi l'onda negativa S: l'insieme delle onde Q, R, S va a costituire il complesso ventricolare, che esprime lo stato di eccitamento del miocardio ventricolare; l'onda T e il tratto S-T corrispondono alla fase di ripolarizzazione delle cellule miocardiche, in seguito all'avvenuta contrazione. Dopo l'onda T si osserva talvolta un'onda U. per quanto riguarda la diagnosi, l'elettrocardiogramma rappresenta l'indagine clinica di maggior importanza nella diagnostica cardiologica. Grazie alle informazioni che fornisce è infatti possibile individuare la presenza di disturbi del ritmo cardiaco, o della propagazione dell'impulso elettrico che causa la depolarizzazione delle fibre muscolari (alterazioni della conduzione), e di alterazioni miocardiche dovute a sofferenza ischemica (coronaropatie). Nel primo caso, anziché la normale sequenza degli eventi elettrici a intervalli regolari e costanti, possono essere osservati battiti prematuri, ectopici, più o meno normali sotto il profilo morfologico, oppure alterazioni più complesse del ritmo. I disturbi a carico della conduzione dell'impulso lungo il tessuto di conduzione portano a precise alterazioni elettrocardiografiche. La particolare morfologia dell'onda elettrica permette di rilevare alterazioni della diffusione dello stimolo, localizzate in una o più delle branche nelle quali il tessuto di conduzione si dirama a livello dei ventricoli. Infine, l'elettrocardiogramma consente di individuare eventuali disturbi dell'irrorazione sanguigna miocardica (insufficienza coronarica), che causano alterazioni della fase di ripolarizzazione, ossia del recupero dopo l'avvenuta depolarizzazione delle cellule. nel caso di ischemia del miocardio, il tratto S-T appare alterato, con sopra- o sottoslivellamento rispetto alla linea di base. Anche nell'infarto del miocardio l'elettrocardiogramma mostra tipiche alterazioni. Per questa malattia, infatti, rappresenta l'esame diagnostico per eccellenza. L'elettrocardiogramma si presenta alterato sia nella fase acuta della malattia infartuale, con comparsa delle caratteristiche "onde di lesione" (slivellamenti del tratto S-T), sia nella fase postacuta, evidenziando le "onde di necrosi", segno dell'avvenuta morte di una porzione di cellule miocardiche. Infine l'elettrocardiogramma è indicato per valutare lo stato di salute del muscolo cardiaco (per esempio, nella malattia arteriosclerotica, nell'ipertensione arteriosa) o per evidenziare particolari disturbi metabolici, come gli squilibri elettrolitici, intossicazione da digitalici.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:19:22, in Lettera E, visto n. 2813 volte)
L'echinacea è una pianta della famiglia delle Asteraceae del Nord America. La pianta è utilizzata sin dai primordi per curare piaghe e ferite della pelle. Il rizoma delle echinacee ha infatti proprietà cicatrizzanti, antiinfettive e riepitelizzanti. In epoca moderna, il suo uso è stato ampliato, in particolar modo come cura delle sindromi influenzali. In ambito fitocosmetico, l'echinacea è utile come decongestionante e purificante della pelle, per il trattamento dell'acne, delle smagliature e delle screpolature.
 
Di medicina (del 16/09/2007 @ 11:48:50, in Lettera E, visto n. 1509 volte)
Malattia tropicale (malattia di Medina) parassitaria causata dal verme Dracunculus Medinensis presente nelle zone tropicali. La malattia si contrae bevendo acqua contaminata dalle larve dei vermi veicolate dai Crostacei presenti in quelle acque.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:48:12, in Lettera E, visto n. 822 volte)
Verme cestode molto piccolo, di lunghezza che va da 2 a 6 millimetri; è costituito solamente da tre proglottidi, di uno scolice posto alla testa dotato di quattro ventose e di un rostro centrale, posto sulla punta dello scolice, dal quale si dipartono dai 28 ai 50 uncini. Le sue uova non si distinguono facilmente da quelle di altre specie di tenie e misurano dai 32 ai 36 micrometri.Nell'adulto, nell'ospite definitivo (cane, lupo), e nella forma larvale, nell'ospite intermedio (erbivoro e accidentalmente altri animali o esseri umani), è causa di echinococcosi. Vive nell'intestino del cane e con lo scolice (il capo) si attacca alla parete intestinale; in un solo individuo se ne possono trovare decine. È formato da scolice (armato), collo e tre proglottidi: una immatura, una matura e una gravida. Le proglottidi si rinnovano man mano e quelle gravide si distaccano e sono eliminate attraverso le feci.Il parassita è ingerito accidentalmente per mezzo di alimenti contaminati dalle larve, contenute in capsule che insieme ai succhi gastrici vengono sciolte e penetrano nel sangue a livello dell'intestino. Tramite il circolo poi si diffondono e vanno a incistarsi in zone vascolarizzate, causando cisti idatidee. Le cisti più comuni vengono sviluppate nel fegato e nei polmoni, con misure anche fino a 20 cm di diametro e anche maggiori, se incistate nella cavità addominale. All'interno delle cisti si formano numerosi protoscolici, da cui si svilupperanno nuovi parassiti. Il ciclo è completo quando il cane ingerisce cisti contenute nella carne e nelle frattaglie di animali infetti. Le cisti possono essere eliminate attraverso asportazione chirurgica o svuotate per via percutanea. Il liquido contenuto, allergenico, può entrare in contatto in modo accidentale con l'ospite a causa della rottura della cisti e provocare reazioni allergiche fino anche alla morte. La parassitosi può diffondersi anche nei Paesi sviluppati, ma è più frequente nei Paesi dediti alla pastorizia. La prevenzione più comune consiste nell'igiene nel contatto con i cani e ell'evitare di somministrare a questi frattaglie o carne cruda o poco cotta.
 
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