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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di E.F. (del 16/09/2007 @ 14:37:29, in Lettera L, visto n. 3368 volte)
Gruppo di enzimi che provocano l'idrolisi dei lipidi, trasformando i trigliceridi in glicerolo e in acidi grassi. Le lipasi agiscono come catalizzatori nel processo digestivo dei lipidi alimentari Due sono le tipologie principali: la lipasi pancreatica e la lipasi enterica. La caratteristica comune alle lipasi è la scarsa specificità di azione esercitata sul substrato. Esistono altre tipologie di lipasi: la lipasi lipoproteica (presente nelle cellule endoteliali dei capillari), la lipasi ormonosensibile (presente negli adipociti), la lipasi lisosomiale (presente nei lisosomi). Un aumento del dosaggio della lipasi nel sangue è caratteristico delle pancreatiti. Una carenza congenita delle lipasi porta a vari gradi di ritardo mentale, alterazioni scheletriche, anemia e insufficiente crescita.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/01/2011 @ 14:44:46, in Lettera L, visto n. 5525 volte)
Presenza di lipidi totali nel sangue, comprensiva di trigliceridi, colesterolo, fosfolipidi e acidi grassi liberi. Poiché i lipidi non sono solubili in acqua vengono trasportati nel plasma combinati con proteine, in complessi definiti lipoproteine. Valori normali di lipemia sono compresi tra 400 e 700 mg per 100 ml di sangue. Quando si superano tali valori si parla di iperlipemia, che in senso lato indica un qualsiasi aumento dei lipidi totali al di sopra dei valori normali, viene da alcuni utilizzato più in particolare per indicare le condizioni di lattescenza del siero. La diminuzione della lipemia totale al di sotto dei valori standard è una condizione che si associa in genere a situazioni di grave sofferenza dell’organismo. Sul piano diagnostico è comunque di maggior importanza conoscere le variazioni dei trigliceridi, del colesterolo, dei fosfolipidi e degli acidi grassi liberi piuttosto che quelle del contenuto totale di grassi del sangue.
 
Di Viola Sinismagli (del 30/03/2011 @ 17:13:43, in Lettera L, visto n. 983 volte)
Valutazione del rapporto tra lipoproteine (lipidi), che può includere TC/HDL-C, LDL-C/HDL-C o non HDL-C/HDL-C. Può fornire una valutazione precisa del rischio di CHD, dal momento che riflette la proporzione sia dei lipidi aterogenici che di quelli cardioprotettivi.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/01/2011 @ 14:56:44, in Lettera L, visto n. 1221 volte)
Sostanze di natura chimica complessa, detti comunemente grassi, che l'organismo utilizza come composti energetici e plastici. Vengono generalmente classificati in semplici e complessi. A seconda della funzione svolta negli organismi, i lipidi vengono classificati in; lipidi di deposito (rappresentati soprattutto dai trigliceridi, che sono lipidi semplici derivati dalla esterificazione completa della molecola di glicerolo con acidi grassi); lipidi strutturali, che entrano nella costituzione di numerose strutture delle cellule. Oltre alla funzione strutturale (fosfolipidi e colesterolo) ed energetica sono costituenti di una classe di vitamine, chiamate liposolubili (A, D, E, K). I fosfolipidi sono prodotti a livello epatico, partecipano alla formazione delle lipoproteine (colesterolo HDL, LDL). Sono considerati valori normali 100-300 mg/100 ml. Valori superiori a quelli ritenuti normali possono essere determinati da bulimia, da cirrosi epatica, da diabete mellito, da epatopatie croniche, da insufficienza renale cronica, da iperlipemia, da ipertiroidismo, da obesità, da pancreatite cronica. Valori inferiori a quelli ritenuti normali possono essere determinati da anoressia, da digiuno, da ipertiroidismo, da malnutrizione e da steatorrea. Il colesterolo può avere origine dal cibo (latte e derivati, carne, uova ecc.), ma la maggior parte è fabbricata dal fegato a partire da una vasta gamma di sostanze. La ricerca di questa sostanza nel sangue concorre, con la ricerca dei trigliceridi, a valutare i grassi nell’organismo. Può essere eliminato (tramite la sintesi degli acidi biliari) per via epatica (fegato) o per via intestinale. Viene differenziato in due gruppi: colesterolo "buono" o HDL perchè se la maggiore parte del colesterolo presente nel sangue è sottoforma di lipoproteine a elevata densità (High Density Lipoproteins, HLD) sembra avere un effetto protettivo nei confronti della malattia arteriosa, perchè le molecole HDL hanno una struttura molto grande e tali dimensioni consentono loro di "spazzare" fisicamente le arterie e di ripulirle dai depositi arteriosclerotici; inoltre le HDL hanno la funzione di riportare il colesterolo nel fegato, quindi di sottrarlo al sangue; quindi il colesterolo HDL è molto utile ed è importante che il suo livello sia alto, maggiore di 35 mg/dl; una persona che ha un colesterolo totale alto ma un HDL a un livello maggiore di 35 non è a rischio, quanto una persona che insieme a un colesterolo totale alto, presenta un livello di HDL basso, inferiore a 35; colesterolo "cattivo" o LDL perchè se la maggiore parte del colesterolo è sottoforma di lipoproteine a bassa densità (Law Density Lipoproteins, Ldl) aumenta il rischio di sviluppo di aterosclerosi. Il colesterolo è una sostanza essenziale, che rappresenta la base chimica per la sintesi di alcuni ormoni ed entra in gioco anche come "mattone" nella formazione di tutte le membrane delle cellule. Valori normali Sono considerati valori normali 120 - 220 mg/100 ml per il colesterolo totale, 40 - 80 mg/100 ml per l’HDL, 70 - 180 mg/100 ml per l’LDL Cause di valori superiori alla media Valori superiori a quelli considerati normali possono essere causati da diabete, da epatite cronica, da uso di contraccettivi, da intossicazione, da ipoproteinemie, da ipotiroidismo, da lupus eritematoso, da morbo di Cushing, da obesità, da pancreatite acuta, da sindrome nefrosica Cause di valori inferiori alla media Valori inferiori a quelli considerati normali possono essere causati da anemie croniche, da epatopatie terminali, da ipertiroidismo, da morbo di Addison, da malnutrizione, da sepsi, da malassorbimento, da malattie neoplastiche. Fondamentale è il calcolo dell'indice di rischio cardiovascolare dato dal rapporto fra colesterolo totale e colesterolo HDL. Tale valore dovrebbe essere inferiore a 5 per gli uomini e 4,5 per le donne. Visto che il colesterolo svolge funzioni comunque positive, è da guardare con sospetto anche un valore troppo basso del colesterolo totale. I trigliceridi sono sostanze grasse prodotte nel fegato o introdotte con gli alimenti. Insieme all’aumento del colesterolo, l’innalzamento dei trigliceridi costituisce un fattore di rischio perchè danneggia le arterie. I trigliceridi hanno la sola funzione di "scorta" dei grassi per l’organismo, cioè non forniscono immediatamente energia (come il glucosio) ma vengono utilizzati solo nei momenti di emergenza, cioè quando l’organismo ha bisogno di energia. Essi entrano nell’organismo insieme ai cibi (soprattutto burro, insaccati e formaggi grassi) e non appena l’intestino li assorbe, vengono catturati da particolari proteine, i chilomicromi, e trasportati al fegato e al tessuto adiposo per essere immaganizzati. Nel momento in cui l’organismo ha bisogno di energia, altre proteine (chiamate Vldl) intaccano le scorte e trasportano i trigliceridi in circolo. Valori normali: sono considerati valori normali 40-170 mg/100 ml; i valori sono molto influenzabili dall’alimentazione immediatamente precedente al prelievo; se si mangiano cibi grassi nei giorni che precedono l’esame, è possibile che il loro livello si alzi; anche l’alcol sortisce questo effetto Valori superiori a quelli considerati normali possono essere determinati da alcolismo, da diabete mellito, da epatopatie, da insufficienza renale, da ipotiroidismo, da obesità, da pancreatite acuta. Se un loro aumento si associa a forte diminuizione dei valori del colesterolo HDL (vedere), rappresentano anch’essi fattore di rischio per infarto e ictus. Valori inferiori a quelli considerati normali possono essere determinati da anemia, da contraccettivi orali e gravidanza, da ipertiroidismo, da digiuno prolungato, da malnutrizione, da senilità (alterazioni delle capacità mentali che si verificano in conseguenza dell’invecchiamento), da ustioni I valori normali per chi pratica attività sportiva vanno da 40 a 150 mg/dl; per un sedentario si può arrivare fino a 200 mg/dl.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/01/2011 @ 15:06:44, in Lettera L, visto n. 2002 volte)
Gruppo molto numeroso di malattie in cui si ha un accumulo abnorme di sostanze di natura lipidica nei tessuti e nei liquidi organici, in conseguenza di alterazioni congenite del metabolismo lipidico. Sono malattie rare legate a difetti enzimatici, che si manifestano già in età infantile con sintomi dovuti ad aumento di volume dei visceri e a lesioni del sistema nervoso centrale a causa del progressivo accumulo di prodotti del metabolismo di tali sostanze. Le forme più note sono le gangliosidosi, la malattia di Gaucher, la malattia di Farbry, la malattia di Niemann-Pick, la leucodistrofia, la malattia di Refsum. Tutte queste diverse forme hanno generalmente un'evoluzione grave e progressiva, la terapia è volta soprattutto a ottenere una normalizzazione o una correzione dell’anomalia metabolica.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/01/2011 @ 15:08:45, in Lettera L, visto n. 954 volte)
Scissione enzimatica e demolizione metabolica dei lipidi.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/01/2011 @ 15:12:39, in Lettera L, visto n. 1204 volte)
Tumore benigno che interessa il tessuto adiposo. È uno dei più frequenti e si riscontra soprattutto nelle donne in età adulta. Può insorgere in qualsiasi sede dell’organismo, ma più spesso a livello dei tessuti sottocutanei (specialmente in corrispondenza degli avambracci, nella nuca, delle ascelle, della schiena e della parete toracica). I lipomi sono inoltre stati osservati nei visceri, a livello dello stomaco, del fegato e del colon. La terapia consiste nell'asportazione chirurgica.
 
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