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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 26/11/2013 @ 16:25:02, in Lettera P, visto n. 1254 volte)
Pratiche sessuali il cui fine differisce dal congiungimento dei genitali (il classico coito). Si lega più strettamente al concetto di parafilia solamente quando scaturiscono condizioni patologiche.[1] Secondo Sigmund Freud la perversione è la tensione al puro godimento, liberando questo termine dalla sua accezione puramente negativa. Secondo alcuni psicologi c'è perversione quando un atteggiamento o un comportamento sono volti esclusivamente a fare del male a qualcuno: perverso è chi trovandosi in una situazione di superiorità approfitta del suo status per infliggere umiliazioni al più debole. Perverso è chi approfitta della debolezza dell'altro per farlo intenzionalmente soffrire. Ribaltando il concetto perverso è chi, in situazione di debolezza ed essendo oggetto di umiliazione o violenza, ne gode. Estendendo il concetto, perverso è chi accetta una situazione perversa senza intervenire, potendo farlo e senza che questo gli procuri un danno o di chi l'accetta su sé stesso non riconoscendone gli effetti negativi, anzi pensando di esserne esente. Molti casi di atteggiamenti o azioni perverse sono solitamente condannati dalla legge: è il caso ad esempio del "bullismo", del "nonnismo", dello "stalking", della "violenza sessuale" in tutte le sue forme, della "violazione della privacy", del "mobbing". La gravità è proporzionale alla misura, intesa come intensità, frequenza, dal numero delle persone coinvolte e dal fatto che la vittima non riceva aiuti in merito, primo fra tutti il riconoscimento a lui o lei dell'abuso perpetrato nei suoi riguardi. Molto spesso atteggiamenti perversi non sono riconosciuti, legalmente o no, perché la vittima non riesce ad esprimere adeguatamente quanto gli sta accadendo, anche perché spesso incolpa se stessa di quanto gli sta accadendo oppure perché essere oggetto di una perversione il più delle volte provoca disturbi psichici, quali perdita dell'autostima, depressione, fino a disturbi più gravi che talvolta possono portare al suicidio. Le vittime di abusi di questo tipo possono avere la vita distrutta e condizionata in modo indelebile, in particolare quando non viene mai riconosciuto loro che sono state vittime di un abuso e che sono loro ad essere nel giusto. Il risarcimento, sotto forma di verità, in particolare se riconosciuta da chi ha commesso l'abuso, è un primo passo verso la loro guarigione. La condanna di chi ha perpetrato l'abuso e il risarcimento conseguente nei riguardi della vittima, sono un'ulteriore compensazione al danno subito, sia in termini fisici che psicologici. Ci sono casi estremi di perversione che hanno coinvolto società intere, quali i regimi totalitari di nazismo e stalinismo: Auschwitz o i Gulag ne erano la loro manifestazione evidente. Storicamente, ad esempio, la "santa inquisizione", a dimostrazione che la perversione si può nascondere ovunque. Anche oggi ci sono esempi estremi simili, quali i casi di tortura che ogni giorno vengono scoperti in qualsiasi altra parte del mondo. Esistono associazioni che si occupano di evidenziare casi eclatanti di perversione e di abuso, quali Amnesty International. La perversione comunque si manifesta in situazioni in cui c'è un evidente uso del potere in senso distruttivo: il più forte tende a distruggere il più debole e prova piacere in questo o non prova nessun sentimento né senso di colpa, in particolare quando tale atteggiamento è condiviso da altre persone se non addirittura da società intere (fascismo, comunismo e simili), atteggiamento condannato non solo dalle leggi degli stati democratici, ma anche da quelle dell'etica, della morale e religiose. Ci sono casi in cui le pulsioni perverse vengono controllate tramite il gioco: in questo caso soggetti adulti e consenzienti mettono in atto giochi che simulano situazioni più o meno realistiche in cui vengono espresse le loro perversioni. Tali situazioni sono più o meno accettate a seconda delle culture: le culture considerate più evolute e tolleranti accettano tali giochi nel privato in quanto solitamente non nocive al comportamento sociale. Oppure tramite lo sport. Anche le arti spesso sono state usate per veicolare questo tipo di pulsioni in modo non lesivo. Molto più cospicui sono gli studi più recenti sulla correlazione fra perversione, devianza, traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi [2][3]. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline.[4][5]. Una delle cause emotive ricorrenti risulta il senso di colpa.[6][7][8] Nella lingua francese il termine perversione viene tradotto con due parole dal significato differente: "perversion", che indica la perversione a sfondo sessuale e, a seconda dei casi, non ha un significato pregiudizialmente negativo; "perversité", che al contrario indica un atteggiamento o atti decisamente negativi non necessariamente legati alla sfera sessuale.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:22:39, in Lettera P, visto n. 1676 volte)
La pertosse (o tosse canina) è una malattia di origine batterica, causata da Bordetella pertussis, ma anche da Haemophilus parapertussis e Bordetella bronchiseptica. Per questo motivo, ci si può anche ammalare più di una volta. È una malattia tipica dell'età scolare, anche perché è estremamente contagiosa: un bambino con pertosse può contagiare fino al 90% dei bambini non immuni con cui viene a contatto nel periodo infettivo. La trasmissione avviene per via aerea, con la tosse e gli starnuti. Dopo una fase di incubazione di 6-20 giorni, la sintomatologia inizialmente presenta raucedine e produzione di catarro denso per circa due settimane, seguite poi da tosse convulsa e prolungata che rende difficile la respirazione e l'alimentazione, per due o tre settimane. Gli accessi di tosse sono seguiti da un tipico “urlo inspiratorio” (il cosiddetto urlo asinino), seguito dall'espulsione di catarro e a volte da conati di vomito. Nel lattante la pertosse può manifestarsi in maniera variabile (asfittica, sincopale, soffocante), con gravi difficoltà respiratorie e si può arrivare all'arresto cardiaco e respiratorio. In questo caso è necessario ricorrere al ricovero in ospedale. Le complicanze polmonari e cerebrali possono anche provocare un esito fatale, soprattutto nei primi sei mesi di vita (circa 50 ogni 10.000 casi). Se si interviene per tempo con una terapia antibiotica (eritromicina, azitromicina, claritromicina), la malattia ha un decorso breve e privo di complicanze; inoltre la fase accessionale può anche non comparire. Eventuali complicazioni polmonari vanno trattate con antibiotici adeguati, mentre gli accessi di vomito verranno affrontati con antiemetici e un'alimentazione semisolida. Nel caso di episodi convulsivi, apnea o asfissia bisogna ricorrere all'ospedalizzazione. Tosse e broncospasmo sono affrontati con farmaci antitussigeni. Si utilizzano anche espettoranti, mucolitici, sedativi e betastimolanti, ma l'opportunità di ricorrere a questi farmaci è controversa. Il vero rimedio è la vaccinazione antipertosse (solitamente associata ad antidifterica e antitetanica). La graduale diffusione della vaccinazione (la percentuale in Italia varia da regione a regione, dal 70% al 97%) ha portato a una costante diminuzione della malattia: mentre all'inizio degli anni Novanta si contavano ancora 13.000 casi all'anno, attualmente il numero si attesta su qualche migliaio. Dovrebbero essere vaccinati i bambini di età inferiore ai sette anni, mentre oltre quell'età la vaccinazione è sconsigliata. Negli adulti e negli adolescenti i vaccini attuali provocano effetti collaterali molto frequenti. La protezione conferita dalla vaccinazione raggiunge l'85%; in ogni caso nei soggetti vaccinati la malattia si ripresenta in forma più lieve.
 
Di dr.psico (del 08/07/2007 @ 10:28:04, in Lettera P, visto n. 1349 volte)
Psichiatra e psicoterapeuta tedesco di inizio secolo, si trasferì negli Stati Uniti dopo aver vissuto per tanti anni a Johannesburg, città in cui fondò l'Istituto Sudafricano di Psicoanalisi. Viene considerato il padre della psicoterapia della Gestalt. Nel 1951 pubblicò, insieme a R. Hefferline e P. Goodman, Gestalt Therapy (Terapia della Gestalt), il testo cardine della psicoterapia gestaltica. Molti i nomi divenuti poi famosi che frequentarono i suoi seminari a Esalen, in California: Gregory Bateson, Alexander Lowen, Eric Berne e molti altri. Il contributo di Fiedrich Perls è stato sistematizzato ed elaborato da sua moglie e dallo scrittore Paul Goodman (1911-1972). La prospettiva della Gestalt è riassunta da Perls in quattro parole: Io e Tu, Qui e Adesso. L'espressione "Io e Tu" (mediata da Buber), indica la relazione autentica fra terapeuta e paziente, con l'idea guida di un rapporto terapeutico creativo che rispetta la singolarità di ogni essere umano. La sua eredità è testimoniata da svariati istituti, società, centri e scuole nel modo, dagli Stati Uniti al Canada, dall'America centrale e meridionale all'Europa e al Giappone.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 14:50:38, in Lettera P, visto n. 3643 volte)
Si possono presentare in tre forme principali: con ascesso peritiflitico da appendice perforata con dolore, contrattura e difesa localizzazione in fossa iliaca destra, tumefazione dolente palpabile per via rettale; leucocitosi neutrofila; temperatura elevata; nella donna con ascesso del cavo del Douglas, da suppurazione dei genitali interni, dolori al basso addome, al sacro e palpazione dolorosa in sede soprapubica; dolore all'esplorazione rettale e vaginale, leucocitosi neutrofila; con ascesso subfrenico, sempre secondario a affezione purulente del fegato, delle vie biliari, del rene, dell'appendice, ulcera gastro-duodenale e neoplasie gastriche. In tutti i casi e presente febbre anche a tipo suppurativo. Per la diagnosi sono necessari esami radiologici e puntura esplorativa. La terapia. prevede immobilità a letto, dieta assoluta, borsa di ghiaccio, penicillina più streptomicina, tetracicline, amoxicillina, meticillina, ecc.; va controllato frequentemente lo stato generale: polso, temperatura, difesa muscolare addominale, dolore spontaneo e provocato, vomito, singhiozzo e se tutti questi sintomi non si attenuano dopo qualche ora o addirittura ricompaiono è necessario l'intervento chirurgico.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 14:50:15, in Lettera P, visto n. 3249 volte)
Infiammazione peritoneale primitiva (pneumococcica, streptococcica, gonococcica) o secondaria a numerose malattie addominali (perforazione di ulcera peptica, ostruzione intestinale, rottura di raccolte suppurate, traumi, malattie vascolari intestinali, pancreatiti acute, ecc.). L'esordio della peritonite è con dolore acuto "a colpo di pugnale", nausea, vomito, febbre settica, ileo paralitico e se l'infezione non è controllata, tossiemia e shock tossico, contrattura addominale con parete retratta e immobile, notevole dolorabilità alla palpazione vaginale e rettale, oliguria. Le cause possono avere origine diverse: propagazione di flogosi di un viscere (appendice, colecisti, colon con diverticoli, ecc.); perforazione per ulcera (stomaco, duodeno), per flogosi (appendice, colecisti, diverticoli del crasso), per neoplasia (stomaco crasso); da gravi disturbi di circolo (ernie interne strozzate, volvoli, torsioni, embolia e trombosi mesenterica); da localizzazione peritoneale di germi (stafilopneumococchi) provenienti per via ematica da focolai lontani. Nei casi sospetti non impiegare oppiacei e purganti,e il paziente deve essere allettato, a riposo assoluto, con l'inserzione di sondino naso-gastrico a suzione continua fino alla ricanallizzazione. Gli obiettivi della terapia sono: controllare l'infezione, risolvere l'ileo paralitico e correggere gli squilibri idroelettrolitici; sospendere ogni tipo di alimentazione e praticare terapia sostitutiva con plasma, trasfusione o soluzione contenenti elettroliti. È ammessa la somministrazione di sedativi. Per combattere l'infezione è indicata la terapia antibiotica mediante penicillina o streptocimina; se possibile, ottenere colture del liquido ascitico in maniera che la terapia antibiotica possa essere selettiva. La terapia chirurgica deve essere immediata nelle forme pneumococciche o gonococciche, e per rimuovere le eventuali cause della peritonite quali un'ansa gangrenosa, una perforazione, un'appendice infiammata o un ascesso.
 
Di dr.psico (del 06/09/2007 @ 16:52:18, in Lettera P, visto n. 1475 volte)
Membrana sierosa sottile e trasparente, composta di due foglietti che si continuano uno con l’altro: uno parietale (peritoneo parietale), che riveste la faccia interna delle pareti della cavità addominale; l’altro viscerale (peritoneo viscerale), che riveste i visceri che si trovano nella cavità, fissandoli alle pareti addominali mediante pieghe (i legamenti peritoneali dei visceri). Altre ripiegature (mesi) avvolgono le formazioni neurovascolari proprie dei vari organi, contribuendo a mantenere i visceri nella loro posizione naturale. Tra i due foglietti peritoneali esiste uno spazio virtuale (cavo o cavità peritoneale), che contiene una piccola quantità di liquido sieroso, grazie al quale i due foglietti stessi possono scorrere l’uno sull’altro, rendendo facili i movimenti attivi e passivi degli organi addominali. In seguito a processi infiammatori degli organi endoaddominali, si possono formare talvolta aderenze peritoneali responsabili di disturbi della motilità intestinale.
 
Di riccardo (del 18/02/2014 @ 18:03:50, in Lettera P, visto n. 1269 volte)
Infiammazione della tunica avventizia e dei tessuti situati attorno a una vena. È quasi sempre conseguente a tromboflebite e si manifesta con dolore, tumefazione e arrossamento locale.
 
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