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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
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Di riccardo (del 11/02/2014 @ 18:22:43, in Lettera P, visto n. 934 volte)
Gruppo di antibiotici, derivati di sintesi della penicillina, preparati per migliorare lo spettro antibatterico, esteso ai germi gram - (per esempio l'ampicillina), per renderne possibile l'assunzione per via orale, o per aumentarne la resistenza alla penicillasi(per esempio la meticillina). Sono dette anche penicilline semisintetiche, e sono ottenute facendo reagire l'acido 6-amino-penicillinico con varie sostanze. Gli effetti collaterali sono analoghi a quelli della penicillina (reazioni di ipersensibilità, con rash maculopapulosi, orticaria, eosinofilia o anafilassi nel 10% dei casi; inoltre sono possibili nausea, vomito, epigastralgie, diarrea). Le sostanze più usate sono: l'ampicillina, l'amoxicillina (eventualmente associata con l'acido clavulanico, un inibitore delle beta-lattamasi), la meticillina, la carbenicillina, la mezlocillina, la piperacillina (che anch'essa può essere impiegata in associazione con un inibitore delle beta-lattamasi, il tazobactam).
 
Di riccardo (del 11/02/2014 @ 18:09:38, in Lettera P, visto n. 1124 volte)
Benzilpenicillina, farmaco antibiotico prodotto da colture della muffa Penicillium notatum, capostipite degli antibiotici e del gruppo delle penicilline. Agisce interferendo nella sintesi proteica della membrana cellulare batterica, di cui impedisce i normali scambi biologici. Esistono penicilline naturali e semisintetiche: chimicamente sono beta-lattamine che agiscono inibendo la sintesi della parete batterica. La penicillina naturale più usata in terapia è appunto la benzilpenicillina o penicillina G: ha azione batteriostatica e, per concentrazioni più elevate, battericida. Per quanto riguarda lo spettro d'azione è efficace nelle infezioni da streptococco beta-emolitico, pneumococco, meningococco, gonococco, germi della gangrena gassosa, bacillo difterico e treponema pallido. Non agisce contro la maggior parte dei batteri gram-negativi e non può essere somministrata per via orale perché è distrutta dall'acidità gastrica, inoltre è inattivata dalla penicillasi. In passato è stata molto usata per le sue qualità terapeutiche e per la buona tollerabilità: in effetti è quasi completamente priva di effetti collaterali, con la notevole eccezione, però, di reazioni allergiche, che possono essere anche molto gravi, e si verificano in genere in persone sensibilizzate alla penicillina che, in seguito a successive somministrazioni, hanno reazioni di tipo shock anafilattico. Ogni preparazione contenente penicillina, inclusi alimenti e cosmetici, può indurre sensibilizzazione, a qualsiasi dosaggio o via di somministrazione. Il dosaggio è comunemente espresso in Unità Internazionali (U. I.): 1 000 000 U. I. = 600 mg. Sono preparate forme ritardo, penicillina G-procaina e penicillina G-benzatina, che hanno le stesse caratteristiche e lo stesso spettro antibatterico, ma presentano una maggior durata d'azione
 
Di riccardo (del 11/02/2014 @ 17:56:00, in Lettera P, visto n. 1087 volte)
(o penicillinasi), enzima, detto anche beta-lattamasi, prodotto da alcune specie di microrganismi, che scinde la molecola delle penicilline, inattivandola.
 
Di riccardo (del 11/02/2014 @ 17:42:11, in Lettera P, visto n. 1076 volte)
Farmaco impiegato nelle forme gravi di artrite reumatoide, che non rispondano ai trattamenti con antinfiammatori. Per ridurre al minimo l'incidenza dei molti possibili effetti collaterali si inizia sempre con dosi molto basse, che vengono poi aumentate gradualmente. Presenta parecchi effetti collaterali: anoressia, dolori gastrici, nausea, vomito, diarrea, abolizione del senso del gusto (che regredisce spontaneamente continuando la terapia), depressione midollare con leucopenia o trombocitopenia, febbre da farmaco, eruzioni cutanee. Non deve essere usata contemporaneamente con sali d'oro, antimalarici, né con preparati a base di ferro. La penicillamina riduce sensibilmente l'effetto della digossina. Dovrebbe essere assunta un'ora prima o due ore dopo i pasti.
 
Di riccardo (del 11/02/2014 @ 17:41:06, in Lettera P, visto n. 885 volte)
Facoltà di un gene di indurre un determinato carattere, misurata dalla percentuale dei casi in cui il carattere si determina, ossia dalla frequenza con la quale il gene stesso manifesta i suoi effetti. La penetranza di un gene subisce l'influenza di fattori di tipo ambientale e della presenza o assenza di altri geni.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 11/02/2014 @ 17:40:01, in Lettera P, visto n. 1453 volte)
Organo genitale e riproduttivo esterno maschile che contiene anche la parte terminale dell'uretra. Si compone di tre porzioni: -la radice, sita profondamente nello spessore del perineo anteriore e posta sotto la sinfisi pubica.E'formata da due radici, costituenti la porzione inferiore dei corpi cavernosi e da un bulbo, la porzione inferiore ed espansa del corpo spongioso. Le radici si inseriscono inferiormente all'arco pubico, mentre il bulbo sulla membrana perineale. La radice è una struttura allungata, inizialmente cilindrica in sezione, posteriormente diviene triangolare; in vivo è ricoperta dalle fibre muscolari spiraliformi del muscolo ischiocavernoso che dalla sinfisi pubica si porta posteriormente fino al muscolo trasverso superficiale del perineo. Il bulbo penieno è un corpo tondeggiante e ovalare collocato in mezzo alle due radici e fissato alla faccia inferiore della membrana perineale che lo riveste con uno strato fibroso; si continua nel corpo spongioso. ╚ ricoperto dal muscolo bulbospongioso presso la sua faccia superficiale, mentre profondamente è perforato dall'uretra. -il corpo, dalla forma cilindrica, in stato di tumescenza è formato dai due corpi cavernosi, continuazioni delle radici, e dal corpo spongioso, continuazione del bulbo spongioso. I corpi cavernosi formano gran parte del corpo del pene e sono due strutture cilindriche allungate e parallele tra loro, separate da un setto fibroso completo prossimalmente e incompleto (spesso chiamato setto pettiniforme) distalmente, dove permette lo scambio di sangue tra i due corpi. Sia superiormente sia inferiormente presentano dei solchi mediani che decorrono per tutta la loro lunghezza sino alle radici, quello inferiore (faccia uretrale) è più profondo e accoglie il corpo spongioso, quello superiore invece accoglie il fascio neurovascolare dorsale del pene. I corpi cavernosi sono ricoperti dalla tonaca albuginea, due foglietti, uno superficiale che ricopre entrambe i corpi in un'unica guaina dalle fibre longitudinali e un foglietto profondo che ricopre singolarmente ciascun corpo e possiede fibre circolari; questo foglietto si fonde e dà origine al setto interposto tra i due corpi. Il corpo spongioso è una struttura cilindrica il cui spessore si fa minore distalmente sino alla sua espansione interna al glande e che ne segue la forma accogliendo al suo interno la porzione distale dell'uretra e la sua fossa navicolare (uretra peniena). ╚ posto posteriormente rispetto ai corpi cavernosi e si adagia nel loro solco mediano inferiore (o posteriore). ╚ ricoperto dalla tonaca albuginea. -il glande, rigonfiamento simile a un cono arrotondato al vertice, coperto da mucosa e rivestito da pelle retrattile. E'una struttura bulbare semiconica ricoperta dal prepuzio. La sua cute può andare dal rosato al violaceo, è piuttosto liscia e sulla faccia uretrale del pene è perforata dall'uretra che sbocca tramite l'orifizio uretrale, di forma ovale schiacciata e allungata. -il prepuzio, è assicurato al glande dal frenulo o filetto, all'altezza del solco balano-prepuziale che lo separa dal corpo. Sull'apice del glande si apre il meato urinario, che rappresenta l'orifizio terminale dell'uretra. Costituito principalmente da formazioni e tessuti erettili (corpi cavernosi e corpo spugnoso), il pene possiede la proprietà di aumentare di dimensioni e di consistenza passando dalla fase flaccida alla fase di erezione, diventando adatto alla penetrazione durante il coito. La lunghezza media di un pene eretto è di 15 cm e il 95% degli uomini di tutto il mondo ha un pene lungo tra i 12 e i 18 cm, mentre la media europea si attesta tra i 11 e 15 cm (dato del 1995.
 
Di riccardo (del 13/02/2014 @ 11:06:53, in Lettera P, visto n. 1213 volte)
Sono un gruppo ben definito di malattie autoimmuni, caratterizzate da autoanticorpi contro le proteine strutturali della giunzione dermo-epidermica e, sotto il profilo clinico, da bolle tese ed erosioni a livello della cute o delle membrane mucose vicine alla superficie cutanea. La più comune tra queste patologie è il pemfigoide bolloso, che colpisce principalmente le persone anziane con un'incidenza che in Europa è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni. La prognosi e i trattamenti variano molto a seconda della malattia; poiché i criteri clinici generalmente non sono sufficienti, per poter giungere ad una diagnosi esatta è necessario ricorrere a microscopia a immunofluorescenza diretta di un campione di biopsia perilesionale o a test sierologici. Per otto malattie pemfigoidi sono stati individuati gli antigeni bersaglio a livello molecolare e questo ha permesso lo sviluppo di esami diagnostici standard per l'individuazione di autoanticorpi nel siero, alcuni dei quali disponibili in commercio. In questo Seminario analizziamo la gamma clinica, i criteri diagnostici, i sistemi di analisi diagnostiche e le opzioni terapeutiche relative a questo gruppo di malattie.
 
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