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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 26/11/2013 @ 15:27:22, in Lettera P, visto n. 1190 volte)
Opacamento della cornea dovuto a processi patologici dell'occhio, quali tracoma, cheratite e ulcere traumatiche.
 
Di riccardo (del 26/11/2013 @ 15:26:05, in Lettera P, visto n. 1111 volte)
Infiammazione del pannicolo adiposo sottocutaneo. La pannicolite nodulare febbrile, anche detta malattia di Weber-Christian, è caratterizzata dalla formazione di noduli infiammatori sottocutanei diffusi in tutto il corpo, cui corrispondono in superficie eritemi dolorosi; dopo una serie di attacchi febbrili la situazione si risolve con l'atrofia del tessuto colpito.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 13:54:07, in Lettera P, visto n. 2000 volte)
La panna è uno dei derivati del latte che si caratterizza per un elevato contenuto di grassi. Infatti si ottiene dal latte proprio con un processo di centrifugazione che separa le molecole di grasso dal resto del liquido. Esistono essenzialmente due tipi di panna: quella da cucina e la panna montata. La panna per cucinare è quella meno calorica, in quanto il contenuto di grassi è attorno al 25% e, come per il latte, la sua conservazione è legata al processo industriale usato per produrla (pastorizzazione o sterilizzazione). La panna montata è invece molto più calorica perché, oltre ad avere un maggior contenuto di grassi (il 35%) a essa viene aggiunto solitamente (ma non sempre!) anche zucchero. La panna da montare è più liquida di quella da cucina, ma una volta montata il suo volume si espande perché incorpora l’aria, risultando densa e spumosa. Esistono in commercio delle versioni di panna da montare in apposite bombolette, in cui però il contenuto di aria aggiunto, a parità di peso, è molto maggiore e quindi la panna ottenuta è meno gustosa e ricca.Essendo un prodotto derivato dalla componente grassa del latte, la panna è ricca di colesterolo (140 mg). Inoltre l’aspetto critico della panna è il suo possibile degrado, dovuto a cattiva conservazione. Essa infatti va tenuta in frigorifero a temperatura costante e al buio, ben sigillata. L’esposizione alla luce e al calore può innescare processi chimici e l’attacco di batteri potenzialmente presenti nell’ambiente in cui è prodotta o conservata (salmonella). I processi di ossidazione a cui è soggetta la panna ne compromettono definitivamente il sapore e l’azione dei germi provoca la formazione di acidi (butirrico e caprinico) che ne alterano il gusto e il colore, rendendo la panna disgustosa e pericolosa. Una corretta preparazione (se artigianale) e conservazione sono fondamentali per assicurare un prodotto sicuro. A causa del contenuto elevato di grassi e di colesterolo, sono stati immessi sul mercato anche prodotti a base di oli vegetali, parzialmente idrogenati, che vorrebbero richiamare il gusto della panna minimizzando l’apporto di colesterolo. Tuttavia il contenuto di grassi (e quindi l’apporto calorico) non varia di molto e il processo di parziale idrogenazione a cui sono sottoposti gli oli vegetali rende questi prodotti sostitutivi decisamente pericolosi per la salute. Panna sì o panna no? – Se la panna è di qualità (e senza zucchero aggiunto), è un cibo che può essere sicuramente inserito nell'alimentazione. 100 g di panna sono molto sazianti (provare per credere: la scarsa digeribilità della panna è dovuta spesso all'eccesso nelle porzioni), sicuramente più di 100 g di salame (o di moltissimi altri cibi "grassi") che apportano maggiori calorie e contengono gli stessi grassi saturi animali. La panna montata è un cibo dinamico, variando il contenuto dei lipidi da un 22 a un 35% (le calorie variano da 255/100 g a 340), mentre quella da cucina è più stabile (da 200 a 250 kcal/100 g). INFO AL. – CIBO DINAMICO Panna da cucina Carboidrati: 3,4; proteine: 2,3; grassi: 24; acqua: 66; calorie: 240. Panna montata Carboidrati: 3,4; proteine: 2,3; grassi: 30; acqua: 61; calorie: 292.
 
Di riccardo (del 26/11/2013 @ 15:24:03, in Lettera P, visto n. 1072 volte)
Condizione morbosa caratterizzata da un’insufficiente attività funzionale globale dell’ipofisi anteriore, che interessa cioè tutte le attività ormono-produttrici di questa ghiandola. È legata a gravi lesioni distruttive del tessuto ghiandolare, quali possono essere determinate da tumori oppure da necrosi ischemiche, da processi infiammatori, da metastasi tumorali, da fenomeni autoimmunitari, da asportazioni chirurgiche o terapie radianti dell’ipofisi. Simmonds descrisse una forma di cachessia ipofisaria in una donna nel periodo post-partum: la paziente presentava amenorrea, grave astenia e decadimento generale ed andò incontro alla morte. Questo quadro, se insorge nel post-partum, è conosciuto anche come sindrome di Sheehan (non si verifica la montata lattea, non ovulano, presentano diminuzione della peluria genitale ed ascellare, ipotiroidismo e insufficienza surrenalica). La sintomatologia clinica è caratterizzata da segni di insufficiente attività secretiva delle ghiandole endocrine che sono sotto il controllo dell’ipofisi (tiroide, surreni, gonadi), da nanismo, se l’insufficienza ipofisaria si instaura nell’infanzia, e da un grave decadimento di tutte le funzioni organiche con magrezza, pallore, anemia, caduta dei peli. La terapia e la prognosi sono in rapporto con la causa in gioco e con la gravità della sintomatologia. Di fatto si instaura una terapia sostitutiva in grado di bilanciare i deficit delle molecole ormonali carenti.
 
Di dr.psico (del 14/07/2007 @ 21:52:31, in Lettera P, visto n. 1537 volte)
L'attacco di panico è descritto da chi lo vive come un'esperienza terribile di paura, spesso inattesa e improvvisa. Vari i sintomi: tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco può portare ad un vero e proprio disturbo di panico, più per "paura della paura" che altro. La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro Attacco di Panico.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 13:51:51, in Lettera P, visto n. 1229 volte)
È il tipico dolce milanese a forma di cupola fatto con farina, lievito, uova, burro, zucchero, impastato con uva sultanina e piccoli dadi di cedro candito. Il panettone ha come antenato il pane grande e tondo, ricco di frutta, uva passa, canditi, spezie e miele, che veniva usato nei riti cristiani (le donne per aiutarne la lievitazione tracciavano una croce con la fede nuziale sull'impasto). La nascita nella forma attuale sembra risalire al '400 quando la leggenda ne attribuisce la creazione al nobile Ughetto ("ughetta" in milanese è l'uva passa) Atellani o a un garzone di fornaio, Toni, che, per sostituire il dolce malriuscito del suo padrone, usò tutto quello che trovò in bottega (pan di Toni). P. Verri già lo chiamava pane di tono (pane grande). La ricetta era comunque alquanto laboriosa e il panettone poté diventare uno dei dolci natalizi più diffusi solo quando la grande industria (Motta e Alemagna) negli anni '50 riuscì a produrlo in notevoli quantità. Angelo Motta creò l'odierno panettone alto, fasciando l'impasto con carta sottile in modo da farlo crescere verticalmente. Stranamente il dolce viene consumato solo in un periodo molto limitato dell'anno. Nel milanese è usanza mangiare una fetta del panettone conservato da Natale il giorno di S. Biagio (3 febbraio). L'usanza si è sparsa in molte altre zone d'Italia e sancisce lo "smaltimento" dei panettoni natalizi. Sicuramente il panettone (e il suo cugino, il pandoro) è una delle mine vaganti dei pranzi di fine anno. Infatti è fra i dolci meno sazianti (se ne può mangiare cioè una grande quantità prima di sentirsene sazi), ma anche fra quelli calorici: mediamente 380 kcal (quelli artigianali arrivano anche a 450 kcal per 100 g) e anche quelli dietetici non scendono sotto le 335 kcal. Per consumarlo è consigliabile mangiarlo bevendo una bevanda calda (tè o cappuccio): l'indice di sazietà aumenta moltissimo e si evita un'abbuffata ingiustificata. INFO AL. – CIBO DINAMICO - Carboidrati: 55; proteine: 7; grassi: 13; acqua: 27; calorie: 365.
 
Di riccardo (del 26/11/2013 @ 15:21:31, in Lettera P, visto n. 1309 volte)
La PESS rappresenta una complicazione tardiva dell'infezione da virus del morbillo. Il virus morbilloso è stato dimostrato nel tessuto cerebrale con il microscopio elettronico ed è stato isolato da biopsie cerebrali; è stata dimostrata la presenza dell'antigene del morbillo nel tessuto cerebrale mediante tecniche che impiegano anticorpi fluorescenti. La PESS è stata descritta in bambini che non avevano riferimento anamnestico di morbillo, ma ai quali era stato somministrato il vaccino anti-morbillo, benché qualcuno di questi casi possa essere stato il risultato di un morbillo non diagnosticato nel primo anno di vita. La PESS si verifica in circa 6-22 casi di morbillo su 1 milione. Con il vaccino l'incidenza è anche più bassa, di circa 1 caso per milione di dosi di vaccino, e alcuni casi possono essere dovuti a un morbillo non riconosciuto prima della vaccinazione. I maschi sono colpiti più frequentemente delle femmine. La malattia insorge abitualmente prima dei 20 anni di età. La PESS è estremamente rara negli USA e nell'Europa Occidentale. La PESS causa deterioramento intellettivo, convulsioni e anomalie motorie. I primi segni sono spesso un ridotto rendimento scolastico, perdita della memoria, cambiamenti repentini dell'umore, distrazione, insonnia e allucinazioni. Le convulsioni fanno seguito alle alterazioni mentali e inizialmente sono costituite da spasmi mioclonici. Possono anche verificarsi crisi di grande male. I pazienti mostrano un ulteriore declino intellettuale, alterazioni della parola e movimenti involontari anomali. Compaiono movimenti distonici e periodi transitori di opistotono. Più tardivamente, possono comparire rigidità della muscolatura corporea, difficoltà alla deglutizione, cecità corticale e atrofia ottica. In molti pazienti si verificano corioretinite focale e altre anomalie del fundus. Nelle fasi finali, il paziente diviene progressivamente rigido, con segni intermittenti d'interessamento ipotalamico (p. es., ipertermia, sudorazione, disturbi della pressione arteriosa e del ritmo cardiaco). La malattia, quasi sempre fatale nell'arco di 1-3 anni (spesso con un quadro terminale di polmonite), presenta talvolta un decorso più protratto, con deficit neurologici pronunciati. Alcuni pazienti subiscono anche remissioni ed esacerbazioni. I farmaci antivirali si sono rivelati inutili. È stato riportato che l'inosiplex e l'interferone alfa intratecale rallentano la malattia, ma la loro efficacia è controversa. In genere, è possibile soltanto una terapia sintomatica con anticonvulsivanti e con misure di supporto. La maggior parte dei pazienti muore entro 2-4 anni dalla diagnosi. Eccezionalmente anche dopo 19 anni.
 
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