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    23/01/2018 Prestazioni cognitive e funzionali stabilizzate

    Alzheimer, una miscela di nutrienti per frenarlo
    Grazie a una miscela di nutrienti è possibile frenare lo sviluppo del morbo di Alzheimer. È quanto dimostra uno studio pubblicato su Lancet Neurology da un gruppo di ricercatori della Saarland University di Amburgo, in Germania.
    Lo studio LipiDiDiet ha analizzato l’effetto di un complesso di nutrienti assunto una volta al giorno su soggetti affetti da Alzheimer allo stadio iniziale.
    Il prof. Tobias Hartmann, coordinatore del progetto di ricerca, commenta: «Sebbene questo intervento ... (Continua)

    22/03/2018 12:05:00 La condizione favorisce l’accumulo di placca amiloide nel cervello

    Sonnolenza diurna associata ad Alzheimer
    Mostrare sonnolenza durante il giorno può comportare un maggior rischio di insorgenza di Alzheimer in anziani cognitivamente normali. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Jama Neurology da un team della Mayo Clinic.
    I ricercatori americani hanno reclutato soggetti oltre i 70 anni, sottoponendoli a una scansione cerebrale e a un questionario sulla qualità del sonno. Per partecipare allo studio, inoltre, i soggetti non dovevano mostrare segni di demenza.
    Alla fine, allo studio hanno ... (Continua)

    30/03/2018 12:36:00 Si trova nella sostanza bianca cerebrale

    Alzheimer, individuato un nuovo bersaglio
    Uno studio italiano ha scoperto un nuovo possibile bersaglio terapeutico per il trattamento del morbo di Alzheimer.
    L’Unità Malattie Neurodegenerative dell’Università di Milano, Centro Dino Ferrari, e della Fondazione Ca’ Granda IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, diretta dal prof. Elio Scarpini, ha infatti pubblicato uno studio sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry che dimostra una correlazione tra livelli di amiloide nel liquor e danno della sostanza bianca cerebrale in ... (Continua)

    05/04/2018 16:00:00 La bevanda previene la demenza, ma ne peggiora i sintomi

    Alzheimer e caffè, rapporto complesso
    Il caffè ha un rapporto ambivalente nei confronti del morbo di Alzheimer. Una volta che la demenza si è manifestata con i suoi primi sintomi, la bevanda avrebbe l’effetto di aggravare i sintomi della malattia, secondo le conclusioni di uno studio pubblicato su Frontiers in Pharmacology.
    Oltre ai problemi di memoria, l’Alzheimer causa dei sintomi neuropsichiatrici noti come Spcd, acronimo che sta per “sintomi psicologici e comportamentali delle demenze”: ansia, depressione, allucinazioni, ... (Continua)

    12/04/2018 Terapia genica applicata alla patologia neurodegenerativa
    Alzheimer, gene modificato può curarlo
    Se la via puramente farmaceutica risulta impervia, una speranza per la cura del morbo di Alzheimer viene dalla terapia genica. Un team dei Gladstones Institutes di San Francisco ha pubblicato su Nature Medicine il resoconto di una sperimentazione che ha individuato nella proteina associata al gene apoE4 la chiave per prevenire il danno neuronale.
    Lo studio diretto da Yadong Huang potrebbe portare a una nuova cura per l’Alzheimer, anche se siamo ancora alla fase di sperimentazione in ... (Continua)
    08/08/2018 15:00:00 Maggiori probabilità di ammalarsi per le donne che fanno molti figli
    Avere tanti figli aumenta il rischio di Alzheimer
    Partorire un numero di bambini superiore alla media si rivela un rischio per le donne, che vedono aumentare il pericolo di insorgenza del morbo di Alzheimer.
    È la conclusione di uno studio della Seoul National University pubblicato su Neurology. I ricercatori coreani hanno combinato i dati di due diversi studi che hanno coinvolto un totale di 3.549 donne con età media di 71 anni. Le volontarie hanno fornito informazioni sulla propria storia riproduttiva, e gli scienziati ne hanno seguito le ... (Continua)
    23/10/2018 14:50:00 Cocktail di tre farmaci raddoppia la longevità
    L’elisir di lunga vita esiste
    Speranza di vita raddoppiata grazie a un cocktail di tre farmaci. È quanto ottenuto - su vermi nematodi Caenorhabditis elegans - da un team dell’Università Nazionale di Singapore in collaborazione con i colleghi del Singapore Lipidomics Incubator (SLING) presso il Life Sciences Institute della NUS.
    I ricercatori hanno ottenuto ottimi risultati anche sui moscerini della frutta, ma l’intento è ovviamente quello di trasferire i benefici a livello umano.
    Il team, guidato dal prof. Jan Gruber ... (Continua)
    22/11/2018 I problemi di comunicazione come sintomo iniziale
    Il linguaggio alterato annuncia l’Alzheimer
    Uno dei primi segnali della possibile insorgenza del morbo di Alzheimer è la difficoltà nel mantenere un linguaggio coerente con la propria storia e cultura.
    Prima della perdita della memoria, infatti, possono passare anche decenni di lento ma costante declino cognitivo che si manifesta con sintomi apparentemente di poco conto.
    Uno di questi segni è l’alterazione del linguaggio. Uno studio realizzato dall’Università di Bologna e dall’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, ... (Continua)
    30/11/2018 10:09:11 Possibili cambiamenti a livello cognitivo per i pazienti

    La stagione fredda ha effetti sull’Alzheimer
    L’autunno è la stagione in cui, via via che si avvicina l’inverno, le giornate diventano più corte, presentano meno ore di luce e il freddo aumenta.
    Questi cambiamenti potrebbero avere delle conseguenze importanti sulle persone affette da malattia di Alzheimer e demenza, provocando dei cambiamenti a livello cognitivo, e influenzarne il comportamento e il benessere psico-fisico.
    La dottoressa Loredana Locusta, neuropsicologa presso Villaggio Amico, la Residenza sanitaria assistenziale ... (Continua)

    05/12/2018 Malfunzionamento dei mitocondri causa la SCA28

    Atassia, scoperto il difetto cellulare responsabile
    I nostri movimenti quotidiani prevedono una coordinazione inconscia, operata dal cervelletto, la parte più antica del cervello. La perdita di questa capacità, chiamata “atassia”, è un sintomo comune a molte malattie neurologiche.
    Una parte delle atassie è ereditaria, ha cioè una causa genetica: un singolo gene, tra i 20.000 che compongono il nostro genoma, è mutato e non riesce a sintetizzare la proteina corrispondente o ne sintetizza una malfunzionante. Questo provoca nei pazienti una ... (Continua)

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