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    Risultati da 151 a 160 DI 170

    06/12/2018 12:00:00 Differenze rispetto a sintomi e caratteristiche biologiche

    Il morbo di Alzheimer si fa in 6
    Non esiste un solo morbo di Alzheimer, ma almeno 6. È la conclusione di uno studio della Washington University pubblicato su Molecular Psichiatry, secondo cui i sintomi e le caratteristiche biologiche possono variare a seconda del soggetto.
    I ricercatori hanno analizzato 4050 persone affette da Alzheimer dividendole in 6 gruppi in base alle loro funzioni cognitive al momento della diagnosi. I soggetti hanno ricevuto un punteggio in 4 settori diversi: memoria, funzioni esecutive, linguaggio e ... (Continua)

    09/01/2019 16:54:00 L’effetto sarebbe transgenerazionale
    La colina migliora i sintomi dell’Alzheimer
    Una sostanza contenuta in diversi alimenti sembrerebbe in grado di migliorare i sintomi del morbo di Alzheimer.
    A dimostrarlo è uno studio dell’Arizona State University firmato fra gli altri dall’italiano Salvatore Oddo.
    La colina è presente soprattutto nel tuorlo delle uova e nel germe di grano. I risultati ottenuti su modello murino e pubblicati su Molecular Psychiatry dimostrano che gli animali ai quali vengono somministrati alti livelli di colina beneficiano di miglioramenti evidenti ... (Continua)
    06/02/2019 Ipotesi inedita che punta su un nesso con la gengivite
    Alzheimer, la colpa è di un batterio delle gengive?
    Una nuova ipotesi getta una luce inquietante sui meccanismi di insorgenza del morbo di Alzheimer. Secondo alcuni studiosi di diversi centri internazionali fra cui l’Università di Louisville, negli Stati Uniti, la malattia neurodegenerativa potrebbe essere scatenata dalla presenza nelle gengive di un batterio, la Porphyriomonas gengivalis, causa frequente appunto di gengiviti croniche.
    La premessa d’obbligo è che alcuni autori dello studio fanno parte dell’azienda farmaceutica Cortexyme, che ... (Continua)
    15/04/2019 Studi trovano un nesso fra le due patologie

    Apnee associate all’Alzheimer
    Le apnee ostruttive sembrano correlate a un maggior rischio di insorgenza del morbo di Alzheimer. Uno studio della Mayo Clinic di Rochester segnala che le apnee del sonno sembrano favorire l’accumulo della proteina Tau, una dei motivi di insorgenza dell’Alzheimer.
    "Ricerche recenti hanno collegato l'apnea del sonno a un aumentato rischio di demenza, quindi il nostro studio ha cercato di indagare se vi sia un collegamento con l'accumulo di proteina Tau, un biomarker dell'Alzheimer", spiega ... (Continua)

    13/05/2019 14:55:00 Sintomi simili ma cause diverse
    LATE, la malattia che sembra Alzheimer
    In almeno il 20 per cento dei casi, i pazienti con i sintomi tipici dell’Alzheimer in realtà soffrono di un’altra malattia nota come LATE.
    A dirlo è una ricerca apparsa su Brain e firmata da scienziati di 20 diversi centri internazionali.
    I sintomi delle due malattie sono molto simili - problemi di memoria, disturbi dell’umore, declino cognitivo - ma LATE (acronimo di Limbic-predominant age-related TDP-43 encephalopathy, cioè Encefalopatia limbica predominante TDP-43 età-correlata) ... (Continua)
    04/09/2019 15:28:17 La malattia aggredisce i neuroni responsabili della veglia

    Il sonno è uno dei primi sintomi di Alzheimer
    Una eccessiva sonnolenza diurna può lasciar presagire l’insorgenza del morbo di Alzheimer. A scoprirlo sono alcuni ricercatori della University of California di San Francisco che hanno pubblicato su Alzheimer’s and Dementia gli esiti di uno studio sull’argomento.
    Secondo i ricercatori americani, le regioni del cervello deputate al mantenimento della veglia sarebbero fra le prime vittime della neurodegenerazione.
    Gli studiosi guidati da Jun Oh hanno misurato i livelli delle proteine tau e ... (Continua)

    17/09/2019 15:20:00 Rischio rabdomiolisi raddoppiato nei pazienti con demenza

    Alzheimer, il farmaco che causa perdita muscolare
    Un farmaco comunemente usato per il trattamento del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza è associato al raddoppio del rischio di rabdomiolisi. Lo dice una ricerca dell'Università McMaster di Hamilton, in Canada.
    La rabdomiolisi rappresenta una condizione di danno grave a carico del muscolo scheletrico, con possibilità di collasso dei reni. Secondo i medici coordinati dalla professoressa Jamie L. Fleet, il farmaco donepezil aumenterebbe il rischio di soffrire della condizione nei ... (Continua)

    18/09/2019 12:20:00 I mutamenti della retina denunciano l'insorgenza della malattia

    Una scansione oculare per la diagnosi di Alzheimer
    Dagli occhi arriva un possibile metodo non invasivo per la diagnosi del morbo di Alzheimer. Un team di ricerca del Centre for Eye Research Australia e della University of Melbourne ha scoperto che i malati di Alzheimer mostrano mutamenti a carico della retina che possono dimostrare la presenza della malattia già nei primi stadi di sviluppo.
    Lo studio, pubblicato su Nature Communications, dimostra la possibilità di individuare con precisione le persone con alti livelli di proteina beta ... (Continua)

    05/11/2019 Scoperta anche una rara mutazione genetica protettiva
    Un'alga potrebbe combattere l'Alzheimer
    Dalla natura arriva un potenziale rimedio per il morbo di Alzheimer. In Cina è stato infatti approvato un nuovo farmaco basato sull'estratto di un'alga bruna, che sembra in grado di regolare le colonie batteriche dell'intestino e influenzare positivamente i sintomi della malattia.
    “È prematuro dire che sia il 'farmaco per l'Alzheimer' perché i dati sono limitati a pazienti trattati per breve periodo e non è detto che, a lungo termine, il trattamento sia efficace e non abbia effetti ... (Continua)
    27/01/2020 14:31:00 La Tau sembra ridurre l'aggressività dei gliomi
    Una proteina ferma il cancro al cervello
    La proteina Tau, associata spesso all'insorgenza e alla diffusione del morbo di Alzheimer, sembra avere anche un effetto positivo. Secondo una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine, la proteina ridurrebbe l'aggressività dei gliomi, rari tumori del cervello.
    A scoprirlo è stato un team dell'Instituto de Salud Carlos III-UFIEC e del Centro de Biología Molecular “Severo Ochoa” (CSIC-UAM) di Madrid, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università Francisco ... (Continua)

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