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    Risultati da 71 a 80 DI 160

    27/10/2016 10:15:00 Gli effetti sul cervello della deprivazione androgenica

    Cancro prostatico, la terapia aumenta il rischio di demenza
    Curare un cancro della prostata con la terapia di deprivazione androgenica può causare un effetto collaterale imprevisto, ovvero l'aumento del rischio di demenza. A dirlo è una ricerca pubblicata su Jama Oncology da un team del Center for Biomedical Informatics Research della Stanford University School of Medicine in California.
    Kevin Nead, coordinatore dello studio, spiega: «La deprivazione androgenica ha dimostrato un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti con tumore prostatico, ma ... (Continua)

    28/09/2016 12:41:00 MDA7 è il nome del farmaco sperimentato da ricercatori americani

    Alzheimer, nuovo composto ne previene la progressione
    Un nuovo composto in fase di sperimentazione ha mostrato tutta la propria efficacia nei confronti del morbo di Alzheimer. Un team del Cleveland Clinic Lerner College of Medicine, coordinato dal prof. Mohamed Naguib, sta analizzando le proprietà di un nuovo farmaco utilizzato per il controllo del dolore neurologico in caso di chemioterapia.
    Il composto, chiamato MDA7, sembra possedere «un grande potenziale», come spiega Naguib. Il medicinale sarebbe in grado non solo di prevenire la ... (Continua)

    22/09/2016 09:40:00 Sistema colinergico potenziato da alti livelli di scolarità e occupazione

    Alzheimer, prevenirlo impegnando il cervello
    47 milioni di malati in tutto il mondo, 1 milione e 200mila in Italia. Cifre destinate a triplicare entro il 2050. Sono gli inquietanti numeri legati alla diffusione del morbo di Alzheimer, resi noti in occasione della Giornata mondiale dedicata alla malattia.
    Se curare la patologia è al momento impossibile, si può pensare almeno di prevenirla? Secondo una ricerca dell’Alzheimer Disease Research Center, la risposta è sì, almeno in parte.
    Gli scienziati sono infatti convinti che un lavoro ... (Continua)

    20/09/2016 16:30:00 Nuova scoperta di ricercatori italiani sul recettore Tfr2

    Ansia, troppo ferro nel tessuto nervoso
    Le crisi d'ansia sono associate a un aumento della presenza di ferro nel tessuto nervoso. La scoperta è firmata da ricercatori del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (Nico) dell'Università di Torino, che su Scientific Reports hanno pubblicato i dettagli dell'analisi.
    Studi precedenti avevano suggerito che il sovraccarico di ferro fosse implicato con l'insorgenza di malattie neurodegenerative. Questo nuovo studio apre invece la strada a nuove possibili terapie per gli stati ansiosi ... (Continua)

    12/09/2016 14:45:00 L'infiammazione scaturita dalla loro presenza può favorirne l'insorgenza
    Alzheimer, coinvolti anche i batteri
    Anche i batteri potrebbero essere coinvolti nei meccanismi di insorgenza del morbo di Alzheimer. Lo dice uno studio pubblicato su Neurobiology of Aging da un team dell'Irccs Fatebenefratelli di Brescia, che ha scoperto un possibile legame fra l'origine della malattia e la presenza di alcuni microbi alla base di alterazioni di tipo infiammatorio nell'intestino.
    Lo studio, coordinato da Giovanni Frisoni e Annamaria Cattaneo, si è concentrato sulle proteine Amiloide e Tau, prodotte di norma dal ... (Continua)
    08/07/2016 16:50:00 Livelli ideali di Hdl allontanano il rischio di Alzheimer

    Il colesterolo buono fa bene anche al cervello
    Non fa bene solo al cuore, ma anche al cervello. È quanto sostiene una ricerca americana riguardo l'ormai famoso colesterolo Hdl, quello definito “buono”. Secondo i ricercatori della Columbia University di New York, guidati da Christiane Reitz, c'è un nesso evidente fra l'Hdl e il morbo di Alzheimer.

    Nello specifico, un'analisi su oltre 1100 anziani senza sintomi di demenza senile ha messo in luce un rapporto inverso fra alti livelli di Hdl e probabilità di sviluppare l'Alzheimer. I ... (Continua)

    07/07/2016 11:27:00 Studio americano mostra gli effetti positivi della sostanza

    La cannabis può curare l'Alzheimer
    La cannabis potrebbe essere assoldata per la cura del morbo di Alzheimer. Lo prefigura uno studio apparso su Aging and Mechanisms of Disease a firma di ricercatori del Salk Institute di La Jolla, in California.
    Stando ai dati emersi dalla ricerca, i composti contenuti nella marijuana, in particolare il tetraidrocannabinolo, sarebbero in grado di stimolare la rimozione cellulare di beta amiloide, proteina tossica il cui accumulo è associato alla comparsa del morbo di Alzheimer. La ricerca, ... (Continua)

    26/05/2016 17:10:00 Ipotesi infettiva per alcune forme sporadiche

    Morbo di Alzheimer contagioso?
    Una forma di contagio per l'Alzheimer? È l'ipotesi proposta da alcuni ricercatori della Harvard Medical School, che hanno pubblicato su Science Translational Medicine i dettagli della loro analisi.
    Secondo il gruppo guidato da Rudolph Tanzi, l'Alzheimer potrebbe insorgere a causa di una risposta immunitaria spropositata nei confronti di un virus. L'ipotesi è che virus, funghi e batteri possano oltrepassare la membrana che separa la circolazione sanguigna dal cervello. Di fronte alla ... (Continua)

    21/04/2016 16:23:00 L'interleuchina 33 può ridurre i sintomi della malattia

    Una proteina naturale ferma l'Alzheimer
    La somministrazione di interleuchina 33, una proteina naturale, si associa a una riduzione dei sintomi causati dal morbo di Alzheimer. A scoprirlo è un team dell'Università di Glasgow e dell'Hong Kong University che ha pubblicato su Pnas i dettagli della propria scoperta.
    I risultati indicano un miglioramento della memoria e la capacità di prevenzione dell'accumulo di depositi di placche amiloidi nel cervello. L'interleuchina 33 viene prodotta dall'organismo come forma di difesa nei ... (Continua)

    09/03/2016 12:29:00 Creato farmaco in grado di veicolare l’ormone direttamente nel cervello

    Insulina e nanoparticelle per combattere l’Alzheimer
    Analogamente a quanto accade ai diabetici, i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, conosciuto anche come Diabete di tipo 3, sviluppano una resistenza all’insulina cerebrale, condizione considerata un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia. L’ormone, indotto come terapia sperimentale, è in grado di migliorare le facoltà cognitive in soggetti con l’Alzheimer, inibendo la neurodegenerazione.
    Ora una ricerca coordinata dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del ... (Continua)

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